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Il lavoro di rete e la progettazione partecipata in Europa   versione testuale
Caritas Italiana vuole favorire la valorizzazione delle opportunità offerte dall’Unione Europea e cercare di agire come costruttore di reti nazionali e transnazionali tra esperienze e competenze, in modo da contribuire a co-formare una corretta modalità di accesso a fondi europei per motivi pastorali e sociali.
 
A tal fine, Caritas Italiana ha attivato un gruppo di lavoro, la “Comunità professionale Europa”, composta da operatori di 35 Caritas diocesane, con il compito di rilanciare l’impegno sulla promozione della “dimensione europea” all’interno del lavoro quotidiano della rete Caritas e riflettere sulle sfide presenti a livello europeo.
 
La prima di tali sfide è certamente rappresentata dalla crisi economica, che sta causando un aumento drammatico delle disuguaglianze e dell’esclusione sociale, un trend che minaccia la coesione sociale, non solo tra Paesi, ma anche al loro interno. È un fatto assai allarmante considerando che nei decenni precedenti la coesione sociale è stato uno dei principi fondamentali a guidare il processo di integrazione UE. Essa infatti favorisce lo sviluppo armonioso, equilibrato e duraturo delle attività economiche, crea occupazione, contribuisce alla tutela dell'ambiente e all'eliminazione delle ineguaglianze tra uomini e donne.
 
Si aggravano le differenze in termini di politiche di welfare e protezione sociale nella UE, aumentando il divario tra le regioni europee centrali/settentrionali e meridionali/periferiche. I bambini, i disoccupati di lunga durata, i giovani e le persone con un basso livello di istruzione sono stati colpiti in modo particolare. Nell’Europa dei 27 alla fine del 2012 il 25% della popolazione europea (124 milioni di persone, un quarto della popolazione) era a rischio di povertà o esclusione sociale, 4 milioni in più del 2011. In molti Paesi, nei prossimi anni si prevede un aumento della povertà infantile che colpisce tutti gli aspetti dello sviluppo di un bambino con  gravi conseguenze nel lungo termine. Un bambino su 5 è a rischio di povertà.
 
Il Parlamento Europeo ha approvato a dicembre del 2013 il nuovo Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (QFP), che definisce l’allocazione finanziaria delle risorse degli Stati membri, in particolare per l’attuazione della politica di coesione, che costituisce un fondamentale strumento di sviluppo e un potenziale volano per la ripresa economica e sociale dell’Unione Europea. Nel complesso la politica di coesione mobiliterà fino a 366,8 miliardi di euro destinati ai Paesi della UE.
 
È principalmente tramite questo strumento di investimento che l'Unione realizzerà gli obiettivi della Strategia Europa 2020: crescita e occupazione, lotta contro i cambiamenti climatici e riduzione della dipendenza energetica, della povertà e dell’esclusione sociale. Tuttavia la povertà ed esclusione sociale continuano ad essere i principali ostacoli al raggiungimento dell’Obiettivo Europa 2020 di crescita inclusiva. 
 
L'Europa rappresenta allora uno degli orizzonti di senso e di progettualità verso un welfare ispirato ai principi e valori cattolici non solo in termini di risorse, ma soprattutto in una chiave di innovazione sociale che sostenga e rinnovi (in maniera consona ai nuovi bisogni) l'azione di inclusione sociale e di lotta alla povertà.
 
Un territorio che deve però saper accrescere le proprie competenze e capacità per sapersi attivare, ma soprattutto per sviluppare una rete territoriale in grado di rendere più efficace l’interlocuzione e il lavoro di advocacy a tutti i livelli con riferimento alla Strategia comunitaria e ai Fondi strutturali.