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Micro "modulari" 
Emergenza rifugiati e migranti lungo la rotta balcanica
Micro "modulari"   versione testuale
Luglio 2016
 
La decisione unilaterale di molti Paesi di chiudere all’improvviso i propri confini e la formalizzazione del (discutibile) accordo Ue-Turchia sulla gestione dei flussi migratori hanno modificato la situazione lungo la rotta balcanica, per cui nessun migrante è più riuscito a transitare lungo tale percorso, e la stragrande maggioranza è rimasta bloccata in Turchia o in Grecia.
   
56.000 le persone bloccate in Grecia, un'emergenza che nessuno sa come gestire in un Paese ormai in ginocchio per la durissima crisi economica. Nonostante la formalizzazione dell’accordo Ue-Turchia, molte persone giungono ancora sulle coste greche: oltre 7.000 da aprile a giugno (Unhcr).
   
Al momento della chiusura improvvisa dei confini, circa 1.000 persone sono rimaste bloccate in Serbia e 500 in Macedonia: migranti che non hanno fatto in tempo ad attraversare il confine prima che venisse chiuso. Con il passare delle settimane, però, questi migranti rimasti bloccati sono stati fatti proseguire a piccoli gruppi verso la Croazia o l’Ungheria, oppure rispediti in Grecia. 
   
In questo modo i vecchi campi di transito lungo la rotta balcanica si vanno svuotando: a Slavonski Brod (Croazia) il campo è stato chiuso, a Sid e Presevo (Serbia) ci sono poche decine di persone, a Tabanovce e Gevgelija (Macedonia) sono rimasti 500-600 migranti.
   
Per frenare il flusso lungo la rotta balcanica, l’Europa in questi mesi si è però trasformata sempre più nel “continente dei muri”: il muro ungherese di filo spinato con la Croazia e la Serbia è ancora presente, così come lo è quello tra Macedonia e Grecia. La Bulgaria, dopo aver completato il muro al confine con la Turchia, ne sta ora completando uno al confine con la Grecia.
   
Ma chi scappa dalla guerra o dalla miseria non si ferma davanti a un muro. Molte persone, infatti, non potendo proseguire via terra, hanno deciso di riprendere le traversate via mare verso l’Italia. Molti altri, invece, si affidano a trafficanti senza scrupoli per arrivare nei luoghi in cui c’è qualche “fessura” nei muri della rotta balcanica, per passare illegalmente. 
   
Un flusso ridotto ma continuo sta così passando dalla Turchia alla Bulgaria (o dalla Grecia alla Macedonia); poi da qui prosegue verso la Serbia, e infine prova a entrare in territorio comunitario in Croazia o in Ungheria. Sono decine di uomini, donne e bambini (le stime parlano di circa 30-50 nuove persone al giorno lungo la rotta balcanica) che non vogliono arrendersi e provano comunque a scavalcare i confini per potersi ricostruire una nuova vita lontano dalla guerra e dalla miseria. I muri e le restrizioni stanno semplicemente rendendo più difficile e più pericoloso il transito a questi migranti verso i Paesi dell’Unione europea: è per loro aumentato di nuovo il rischio di sfruttamento, di pericoli, o addirittura di perdere la vita.
  
In Grecia, invece, la sfida umanitaria passa ora ad un livello molto più complesso: non solo assistenza umanitaria, ma accoglienza e integrazione.
       
 A. Modulo AIUTI DI URGENZA 
  
Serbia
La città di Belgrado è uno snodo cruciale del flusso più nascosto e meno regolare che sta cercando di raggiungere l’Unione europea. Coloro i quali riescono ad attraversare i confini, infatti, entrano in Serbia dalla Bulgaria o dalla Macedonia e da qui prendono un autobus che li porta fino a Belgrado. Nella capitale serba solitamente i migranti trascorrono qualche giorno, alla ricerca dell’aggancio giusto che li porti fino in Ungheria o in Croazia. Si stima che attualmente ci siano circa 500 migranti irregolari a Belgrado, in attesa di ripartire. Caritas Serbia sta distribuendo pacchi cibo ai migranti irregolari in transito nel parco adiacente la stazione degli autobus. Inoltre, sta completando la realizzazione di una cucina nella quale preparerà pasti più nutrienti e completi per chi rimane bloccato a Belgrado. Appena la cucina sarà agibile, verranno distribuiti circa 100 pasti al giorno.
⇒ MM 1001/AU/12 Serbia Distribuzione di 3.000 pasti caldi: 100 pasti al giorno per 30 giorni pasto: € 2 3.000 pasti: € 6.000 
   
 B. Modulo ACCOGLIENZA DIFFUSA 
   
Grecia
Nell’area metropolitana di Atene si contano più di 20.000 profughi, “accolti” in vari campi, in cui manca tutto o quasi. La Chiesa in Grecia offre accoglienza alle famiglie più vulnerabili, a cui viene offerto non solo alloggio, ma orientamento legale, sostegno psicologico e formazione di base, in particolare con corsi di lingua e cultura europea (soprattutto inglese e greca). I corsi di lingua e cultura sono fondamentali per iniziare un percorso di integrazione, ma sono anche importanti nel breve termine, per offrire occasioni di formazione e socializzazione guidata a bambini che da mesi o anni, a causa della guerra, non hanno la possibilità di frequentare la scuola. Caritas Atene vorrebbe intensificare e migliorare questo servizio, al momento svolto da volontari con pochissimi mezzi. Obiettivo del microprogetto è di fornire a ogni partecipante un kit formativo composto da un testo didattico e materiale scolastico, oltre a uno snack giornaliero. 
 MM 1001/AD/5 Grecia Kit formativi per 100 persone 1 kit: € 40 100 kit: € 4.000