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Nel nome della Misericordia   versione testuale
Riflessione sul legame tra Missione e Misericordia
Padre Giulio Albanese, direttore di "Popoli e Missione"
         
Il Giubileo della Misericordia ci offre la possibilità di cogliere il legame intrinseco tra la missione ad gentes e la misericordia. Lo si evince leggendo la Bolla pontificia d’indizione dell’Anno Santo, redatta da papa Francesco. Il testo rappresenta, per certi versi, la cartina al tornasole del suo ministero petrino. «La Chiesa ha la missione – scrive il pontefice – di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona». Questo, in sostanza, significa che l’evangelizzazione si realizza nel nome della misericordia. Ecco che allora, in virtù del proprio battesimo, ogni cristiano è chiamato a rendere intelligibile il messaggio di liberazione di cui Gesù Cristo è stato latore duemila anni fa. 
   
Il quadro odierno, inutile nasconderselo, è quello di un mondo disordinato, segnato da ingiustizie e sopraffazioni, che pare abbia vanificato la misericordia. È sufficiente riflettere su quanto sta avvenendo in Siria, per non parlare della martoriata regione congolese del Kivu settentrionale, per rendersi conto dell’egoismo che attanaglia l’animo umano. E cosa dire della finanza speculativa che ha acuito a dismisura la divaricazione tra ricchi e poveri, penalizzando l’economia reale e dunque il cosiddetto mercato del lavoro? Citando il suo predecessore, san Giovanni Paolo II, papa Bergoglio sottolinea nella Bolla – con sano realismo – che «la mentalità contemporanea, forse più di quella dell’uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa della misericordia».
   
Da questo punto di vista è urgente l’impegno di tutti i credenti, non foss’altro perché nel mondo “villaggio globale” le responsabilità sono condivise e lo scenario è sempre più complesso. Questo, in sostanza, significa, guardando ad esempio alla questione migratoria, che questa, se opportunamente valutata, non può prescindere dalle cause che la generano (guerre, traffici di armi, sfruttamento delle risorse da parte delle multinazionali, povertà, ...) e dalle difficoltà sociali, politiche, legislative ed economiche dei Paesi di accoglienza.
   
Tutti questi fattori interagiscono tra loro, a volte rendendo la matassa estremamente intricata e di difficile soluzione. In questo contesto, la missione evangelizzatrice, proprio perché, animata dalla misericordia del Dio vivente, influisce su quella che è la condizione esistenziale dell’umanità (spirituale, sociale, politica, economica, …), a tutte le latitudini, rappresentando l’antidoto agli oscuri presagi di questo primo segmento del Terzo Millennio.
   
Provocato dalla domanda di Pietro su quante volte fosse necessario perdonare, Gesù rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,22). In questa prospettiva «Gesù afferma che la misericordia – scrive sempre papa Francesco nella Bolla – non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli». Non basta accostarsi ai sacramenti per poi ostentare nella quotidianità atteggiamenti che non corrispondono minimamente al dettato evangelico.
   
Da rilevare che in questo Giubileo, per la prima volta nella storia, è stata offerta la possibilità di aprire la Porta Santa – “Porta della Misericordia” – anche nelle singole diocesi, in particolare nella cattedrale o in una chiesa particolarmente significativa o in un santuario di particolare importanza per i pellegrini. È una decisione che rispecchia il pensiero davvero “cattolico” e dunque aperto all’universalità, di papa Francesco. Roma è certamente il cuore del cattolicesimo, ma il pellegrinaggio, così come viene espresso nella Bolla, è un itinerario che deve condurre all’incontro con Cristo, indipendentemente dalle coordinate geografiche. Esso è «un segno peculiare nell’Anno Santo – scrive il papa – perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. La vita è un pellegrinaggio e l’essere umano è viator, un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata».  
    
Ma l’orizzonte del Giubileo della Misericordia – che certamente deve essere inteso come un punto di partenza e non certo d’arrivo, essendo la misericordia una costante nell’attività missionaria – si spinge ben oltre il recinto ecclesiale e riguarda, in termini generali, la persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio. In tal senso, è centrale il richiamo che papa Francesco ha fatto in più circostanze al ruolo delle religioni monoteistiche (oltre il Cristianesimo, l’Ebraismo e il Musulmanesimo) per ritrovare proprio sul tema della misericordia la via del dialogo e del superamento delle difficoltà che sono di dominio pubblico, guardando soprattutto alle minacce dei fautori dello scontro delle civiltà.
   
Ecco perché è fondamentale cogliere, in chiave missionaria, il rapporto tra giustizia e misericordia. Non sono due aspetti in contrasto tra di loro, spiega il papa, «ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore». E poi chiarisce che «per superare la prospettiva legalista, bisognerebbe ricordare che nella Sacra Scrittura la giustizia è concepita essenzialmente come un abbandonarsi fiducioso alla volontà di Dio». Una sfida che richiama, anche se non esplicitamente, l’antica tradizione della remissione dei debiti nei confronti soprattutto dei poveri, di coloro che vivono nei bassifondi della Storia.