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Giovedì 5 Maggio 2016
È morto Mons. Benito Cocchi, già Presidente di Caritas Italiana   versione testuale

E' morto il vescovo emerito mons. Benito Cocchi.
Venerdì 6 maggio, alle ore 16 l'arcivescovo mons. Matteo Zuppi presiederà una celebrazione eucaristica in Cattedrale a Bologna. Sabato 7 maggio alle ore 10, in cattedrale a Modena, la solenne concelebrazione eucaristica per il rito delle esequie, presieduta  dal vescovo Erio Castellucci (vai al sito dell'Arcidiocesi di Modena-Nonantola)

S.E. Mons. Benito Cocchi nel giugno 1995 entrò nella presidenza di Caritas Italiana, di cui divenne presidente il 12 dicembre 1996, fino al maggio 2003. Fu nominato arcivescovo di Modena-Nonantola il 12 aprile 1996; fece l’ingresso in diocesi il 9 giugno 1996.

Il Presidente, card.Francesco Montenegro, il direttore, don Francesco Soddu e tutti gli operatori di Caritas Italiana nell'esprimere vicinanza e unione nella preghiera ai familiari e alla Diocesi, nell'Anno Santo della Misericordia vogliono ricordare Mons. Cocchi con le illuminanti parole che lui stesso utilizzò all'inizio del 2001, auspicando un nuovo millennio foriero di conversione.
 
CONVERSIONE 
Il verbo usato dall’Antico Testamento per indicare il “movimento” della conversione è ritornare: esprime l’idea di una strada sbagliata, di una meta scelta male rispetto a cui fare il cammino inverso, di una condizione negativa da cui uscire. In concreto, Israele conosce il ritorno dalla schiavitù dell’Egitto, dalla deportazione in Babilonia. Il cammino di ritorno comporta l’allontanarsi dagli idoli delle nazioni pagane e insieme dall’iniquità, da una condotta malvagia.
Questo ci fa capire che il cammino esteriore, il percorso della conversione raggiunge la sua mèta se avviene nel cuore del credente, nell’intimo della persona che cambia vita per tornare a Dio.
La conversione che tocca il cuore, che parte dal cuore porta a cambiare la vita: un nuovo modo di individuare la meta e il senso dell’esistenza, il rapporto con Dio e con il prossimo, il modo di vedere il mondo, di stare nella storia. E Gesù comincia a esprimere il cambiamento/conversione del Regno prendendosi cura dei piccoli, degli ammalati, dei poveri, cambiando la storia della loro vita: guarigioni, moltiplicazione dei pani, perdono dei peccati, accoglienza nella comunità. Per troppo tempo i cristiani hanno creduto che la conversione riguardasse gli altri (i pagani, gli atei…) che dovevano convertirsi alla “vera religione”.
Noi ci sentivamo già a posto, sicuri nel recinto delle pecorelle buone, tra le mura della casa da cui il fratello cattivo se n’era andato. Il nuovo millennio possa segnare l’inizio di un cammino di conversione per noi tutti: tornare al Padre perché spesso non viviamo da figli, perché dimentichiamo il suo amore, perché finiamo per non trattare gli altri come fratelli e sorelle. Tornare al vero Dio perché spesso ci facciamo un feticcio falso, a nostra immagine e somiglianza, a misura di una religiosità di piccolo cabotaggio o di una morale autogiustificatrice. Cambiare per apprezzare i beni, non dilapidarli, ricondurli all’amore del Padre/creatore che ce li ha donati per farne un uso che sia lode alla sua bontà; quello per stare nella casa in atteggiamento di accoglienza, imparare a fare festa per il fratello che ritorna, scoprire la tenerezza del Padre nel cui cuore c’è posto per entrambi i figli, per l’intera famiglia umana. Il sacramento della penitenza, che è atto di ritorno e conversione, sarà tanto più vero quanto più ci farà passare da un minuzioso elenco dei peccati da confessare alla percezione che quel gesto è una tappa del nostro personale ritorno a Dio, all’abbraccio della sua misericordia di Padre. È la riscoperta della vita come dono, restaurazione di una bellezza deturpata dal peccato che avviene nel cuore, che torna a splendere sul volto di ogni figlio e figlia di Dio, diventa percorso di vita fedele, altruista, creativo. (S.E.Mons. Benito Cocchi)