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Mercoledì 27 Maggio 2015
Accoglienza immigrati: precisazioni su indagini in Campania   versione testuale
“Esprimiamo fiducia nell’operato della magistratura, e auspichiamo che sia veloce e faccia chiarezza al più presto, anche per rispetto del lavoro di tante persone”. Così don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, ha commentato subito la notizia del coinvolgimento del direttore della Caritas diocesana di Teggiano-Policastro, don Vincenzo Federico, in un’inchiesta riguardante l’accoglienza degli immigrati di cui si è saputo nei giorni scorsi.
 
«Addolora –  ha poi aggiunto don Soddu in una intervista ad Avvenire del 27 maggio – vedere titoli sparati nel calderone mediatico che parlano genericamente e confusivamente di 'sistema Caritas' a fronte di una singola situazione specifica e di fatti ancora da appurare con certezza. Un’informazione corretta è ricerca leale - senza malafede o strumentalizzazioni - della verità dei fatti e rispetto delle persone e degli organismi di cui si tratta nelle notizie. Addolora ancor più la constatazione che in tal modo si alimenta un clima di sfiducia generalizzata che provoca sconcerto e disorientamento in quello che è davvero il sistema Caritas: gli operatori e i volontari impegnati ogni giorno accanto ai più bisognosi, ma anche la gente semplice che spesso è la più generosa, le famiglie che si autotassano mensilmente, coloro che attraverso il gesto semplice di adesione a una delle tante iniziative Caritas iniziano un cammino di attenzione ai bisogni del prossimo, di crescente coinvolgimento nei grandi problemi del mondo. Viviamo in una società già abbastanza malata di diffidenza ed egoismo; il diritto di informazione gestito in modo da produrre un ulteriore calo di solidarietà sociale è una grave responsabilità».
 
Anche la Diocesi, nell’esprimere vicinanza a don Federico, ha auspicato in un comunicato diffuso il 25 maggio  (.pdf) rapidità nell’accertamento dei fatti.
 
In merito alle accuse rivolte alla Caritas di Teggiano-Policastro, nell'articolo si ricorda come "durante l’emergenza Nord Africa, nel 2011/2013, venivano rilasciati a livello regionale, per disposizione della protezione civile, ticket ai profughi che potevano essere spesi presso esercizi commerciali per un valore di 75 euro al mese. Non essendoci esercizi in zona che li accettavano, la Caritas indirizzava i profughi presso l’attività commerciale della donna arrestata. L’ipotesi investigativa si fonda sul presunto traffico di pocket money (le piccole somme di denaro, 2,5 euro al giorno a ciascun migrante). Da qui parte l’accusa di peculato a don Vincenzo Federico e ai suoi collaboratori. Ma fu lo stesso sacerdote a segnalare le illegalità dei pocket money in una lettera del 30 luglio 2014 e indirizzata al Viminale, al prefetto Mario Morcone. Perché avrebbe dovuto denunciare il «sistema» se ne faceva parte?".