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Mercoledì 30 Novembre 2016
Aids: non abbassiamo la guardia. Il Progetto nazionale Caritas   versione testuale

A livello mondiale più di 30 milioni di persone hanno finora perso la vita a causa dell’Hiv-Aids, soprattutto nelle zone più povere del pianeta. Caritas Internationalis dal 1987 si occupa di quanti a causa del virus necessitano di cure e delle loro famiglie (vai alla sezione). Se è vero che nell’ultimo quarto di secolo complessivamente i decessi sono diminuiti del 30% e molte più persone hanno accesso alle cure, è anche vero purtroppo che tra il 2005 e il 2012 c’è stato un forte incremento di morti nella fascia d’età tra i 10-19 anni, in particolare proprio nei Paesi più poveri.
 
In Italia sono circa 4 mila le nuove diagnosi di infezione che si registrano ogni anno:oltre il 50% di esse è tardiva, mentre il 15% delle persone con infezione Hiv non ne è nemmeno consapevole. Dati preoccupanti ai quali si associa l’affievolirsi della sensibilità e della capacità di accoglienza verso le persone con Hiv-Aids, una diminuzione delle conoscenze e una scarsa percezione dei cambiamenti manifestati dal fenomeno. Per molti è come se la malattia non esistesse più.
 
Il Progetto nazionale Aids, coordinato da Caritas Italiana in due anni ha coinvolto 16 Caritas diocesane. Una preziosa opera di informazione e sensibilizzazione che però deve proseguire ed essere potenziata. Definiti metodologie e strumenti comuni, le Caritas coinvolte nel Progetto, avviato nel settembre 2014, hanno dato vita a svariate azioni di sensibilizzazione, informazione e formazione che si sono concretizzate in più di 200 interventi, raggiungendo oltre 20 mila persone. Tra i destinatari diretti, numerosi ragazzi e giovani: 10.706 quelli incontrati tra scuole, oratori, luoghi di aggregazione e svago, anche grazie ad articolati percorsi di informazione e formazione. Questi ragazzi, dopo aver fatto proprie le informazioni ricevute, le hanno rielaborate, partecipando a concorsi, confrontandosi (coadiuvati da esperti) all’interno di gruppi facebook, conoscendo persone accolte in case famiglia e condividendo con loro momenti di festa, incontri e laboratori esperienziali, infine realizzando insieme ad adulti flash mob e manifestazioni pubbliche, in particolare proprio in occasione del 1° dicembre. Quanto agli adulti, quelli coinvolti sono stati 7.615, a partire da quanti sono stati incontrati nelle parrocchie, nelle zone pastorali, nei servizi Caritas, nelle associazioni del territorio, oltre a 919 seminaristi, sacerdoti, religiosi e religiose.
A costoro si aggiungono più di 1.500 persone contattate per permettere la realizzazione di attività del progetto (dirigenti scolastici, parroci, responsabili di associazioni, servizi…). Inoltre molti altri cittadini, adulti e giovani sono stati coinvolti nel progetto grazie alle mostre allestite nelle parrocchie, durante gli incontri, o negli atri di ospedali, in piazze, in prossimità di case alloggio, oppure dai manifesti affissi nelle città, o dalla clip, dal gadget e dal materiale informativo realizzato.
 
Ora le attività continuano nelle diocesi finora coinvolte ed è importante estenderle ad altri territori, affinché l’Aids non rimanga un nemico ignoto, di cui ci si ricorda solo in occasione del 1° dicembre.