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Domenica 19 Aprile 2015
Migranti: nuova tragedia nel canale di Sicilia   versione testuale

"Rivolgo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre". Così papa Francesco a proposito della nuova tragedia nelle acque del Mediterraneo. Un barcone carico di migranti si è capovolto a circa 60 miglia dalla costa libica e si temono oltre 700 morti.
 
Unendosi alla preghiera per le vittime gli fa eco don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana , dalla Tunisia dove si trova proprio per organizzare il MigraMed, incontro tra le Caritas del Mediterraneo previsto per giugno: "L’idea di un’Europa inespugnabile sta barcollando sotto i colpi di una umanità disperata che in fuga dai propri paesi sta mostrando il volto peggiore degli effetti della globalizzazione. Iniquità, conflitti, ideologie sono i fattori che determinano il costante aumento dei flussi di profughi verso il continente europeo". 
"L’Europa - prosegue don Soddu - sembra incapace di reagire perché vittima di una idea anacronistica di territorio e di confine. Da un lato si presenta come paladina dei diritti umani, dall’altro promuove politiche di esternalizzazione volte a tenere lontano dai confini europei i migranti e tutto il loro carico di dolore e di speranza.Non si tratta più solo di prevedere fondi comunitari a cui attingere per calmierare l’emergenza, bensì di andare incontro ad un fenomeno in costante mutamento che chiede con urgenza e senza ulteriori rinvii una riflessione di sistema proprio sulla mancanza di programmazione di interventi sinergici e congiunti a livello europeo, per mettere in atto quei “canali umanitari” che consentono a coloro che comunque arriveranno in Europa di non rischiare costantemente la vita come sta accadendo in queste ore. Pensare all’attuazione di canali umanitari significa, cioè, anzitutto fare delle scelte politiche precise, scaturite dalla presa di coscienza che gli investimenti sul fronte del controllo delle frontiere e del contrasto all’immigrazione irregolare non sono evidentemente né sufficienti né tantomeno adeguati a gestire la richiesta di protezione internazionale. Peraltro i trafficanti e i migranti stessi, hanno una capacità di ridefinirsi nel progetto e nelle rotte migratorie che stupisce e spesso lascia del tutto impreparati. Una delle preoccupazioni che stanno davanti ai governi in questo momento riguarda l’aspetto economico, di ordine pubblico o di sistemazione dell’emergenza. In questo modo si indeboliscono, però, le politiche di accoglienza e soprattutto si rischia di non puntare sui diritti umani fondamentali.Sarebbe, invece, auspicabile una strategia a medio termine, che coinvolga anche i governi dei paesi di provenienza dei migranti in modo che diventino partner affidabili, capaci di porre i  diritti umani al centro del loro operato. Mentre nel breve termine è difficile poter pensare ad altro se non a ragionare su come garantire a chi riesce ad arrivare sulle nostre coste in questi mesi una tutela e un'accoglienza dignitosa".
  
Un nuovo appello è arrivato anche da Caritas Europa, che chiede più Europa nel Mediterraneo e insieme a Caritas Internationalis ha inviato una lettera ai Capi dei Governi che il 23 aprile si sono ritrovati a Bruxelles nel Consiglio europeo straordinario sull'immigrazione.
La necessità di una forte presenza europea su questo tema è stata anche ribadita In una intervista al quotidiano "Avvenire" da parte di S.E. mons. Luigi Bressan, Presidente di Caritas Italiana.
Infine in un appello congiunto, 32 organismi cattolici aderenti alla Campagna sul diritto al cibo, hanno chiesto di fermare la strage di migranti.
 
Già lo scorso febbraio, in un comunicato congiuntoCaritas Italiana, insiema a Ai.bi, Amnesty International Italia, Centro Astalli, Fondazione Migrantes, Emergency, Intersos, Save the Children e Terre des Hommes, aveva chiesto al Governo Italiano e all’Unione europea «un reale cambio di rotta nelle politiche sull’immigrazione».
 
L'impegno Caritas
Le Caritas  della Sicilia, da Palermo, a Messina, ad Agrigento,  sono in prima linea nell'accoglienza,  che coinvolge anche tutte le altre Caritas nel Paese.
Ad oggi sono oltre 15 mila i profughi transitati in Italia nei servizi della Caritas che in questi giorni sta garantendo più di 5.000 posti in accoglienza. Peraltro, parallelamente ad inizio 2015 sono ufficialmente partiti i progetti SPRAR approvati con il bando triennale 2014-2017, ed una quota rilevante di migranti giunti e salvati via mare è stata ed è attualmente ospitata anche attraverso quel circuito ordinario di accoglienza, di cui fanno parte numerose Caritas diocesane attraverso i loro enti gestori.Va infine rilevato che oltre all’accoglienza diretta, consistente nella messa a disposizione di vitto, alloggio, servizi alla persona, ecc.., altre Caritas diocesane hanno optato per un tipo diverso di impegno, scegliendo di mettere a disposizione appositi servizi di orientamento, di lingua, di inclusione per i migranti ospitati da strutture di accoglienza dotate di  minore esperienza nella gestione delle problematiche dei richiedenti asilo.
E’ uno sforzo straordinario reso possibile dalla costante collaborazione con le istituzioni e dall’intenso lavoro e abnegazione di operatori e volontari che quotidianamente cercano di restituire dignità e futuro a queste persone, cercando nel contempo di non aggravare la situazione e i disagi che sperimentano anche le comunità di accoglienza.
 
Caritas Italiana è anche impegnata nelle diverse aree di crisi. Oltre a coordinarsi in modo costante con le Caritas del Mediterraneo e con Caritas Europa, proprio in questi giorni ha partecipato in Libano ad un incontro internazionale per fare il punto sulla guerra in Siria e sugli interventi avviati dalla rete Caritas.