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Mercoledì 10 Giugno 2015
XXV anniversario della morte di don Italo Calabrò   versione testuale

Il 16 giugno si ricorda il 25° anniversario dalla morte di don Italo Calabrò, sacerdote reggino, scomparso nel 1990, che ha collaborato con mons. Nervo alla nascita di Caritas Italiana. Don Italo fu anche attivo nell'avvio dell'azione Caritas nella sua Diocesi di Reggio Calabria-Bova, di cui è stato vicario generale, prima con mons. Ferro e poi con mons. Sorrentino, e «ha speso la sua vita interamente nel servizio e nella carità, verso chiunque avesse bisogno, soprattutto i più poveri, con un attenzione particolare ai giovani» come ricorda la stessa Diocesi che ha organizzato una serie di iniziative in sua memoria.

La sua testimonianza vive ancora nelle opere concrete che ha lasciato, come il centro Comunitario Agape e la Piccola Opera Papa Giovanni per l'accoglienza dei dimessi dall'ospedale psichiatrico e dei giovani con disabilità. «Don Italo - ricorda ancora la Diocesi di Reggio Calabria-Bova - si è impegnato per la promozione dell'uomo e per la pace, sostenendo il servizio civile come impegno alternativo alla violenza, operando accanto a grandi preti, come mons. Pasini, ma ha anche stimolato fortemente il coinvolgimento dei laici».

Le iniziative per celebrare il venticinquesimo anniversario della sua scomparsa, come il Convegno che si terrà il 15 giugno a Reggio Calabria, curate da una commissione diocesana istituita ad hoc, servono non solo a far conoscere la testimonianza di vita di questo sacerdote reggino ma soprattutto a raccoglierne, come ha detto l'Arcivescovo S.E. mons. Morosini nel suo intervento nella conferenza stampa di presentazione del programma diocesano, il valore di "profezia" che essa ha incarnato, per renderlo attuale rispetto alle esigenze ed ai bisogni che continuano ad interpellare la comunità.

Nota biografica
Don Italo Calabrò è nato a Reggio il 26 settembre 1925. Il 25 aprile 1948 è ordinato sacerdote, ricopre molteplici incarichi diocesani. Contribuisce alla nascita di Caritas Italiana e per diversi anni ricopre la carica di vicepresidente nazionale. Dal 1971 è anche Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Reggio dal 1974 fino alla morte. I poveri e i giovani sono i due grandi poli tra cui si svolge tutta l'intensissima azione pastorale e civile di don Italo. Educatore d’intere generazioni giovanili, sia nelle file dell'associazionismo cattolico sia nel mondo della scuola, insegna religione per lunghissimi anni fino al 1979 in diversi istituti cittadini.
Attento ai giovani, con i quali aveva un dialogo aperto e sincero, avviò con alcuni di essi, sempre agli inizi degli anni settanta, il Centro Comunitario Agape, una comunità da lui realizzata per la comunione di vita con i più poveri e la Piccola Opera Papa Giovanni per l’accoglienza dei dimessi dall’ospedale psichiatrico e dei giovani con disabilità mentale. Don Italo sa precorrere i tempi e cogliere i segni del cambiamento: la scelta dei poveri e la promozione del volontariato in anni in cui tali scelte non erano prive di ostacoli e incomprensioni; l'impegno per la pace e la nonviolenza (è tra i primi in Italia a sostenere e a diffondere l'obiezione di coscienza al servizio militare); l'apporto della Chiesa per il Mezzogiorno.
S’impegnò per fare uscire dagli istituti quanti più bambini, malati mentali, donne era possibile promuovendo anche la dimensione della giustizia per la realizzazione di leggi e strutture più umane e adeguate. Condannò la mafia indicando alla comunità ecclesiale e civile la via della ferma denuncia e della formazione delle coscienze. E' anche l'ispiratore del documento del gennaio 1990 con cui il Consiglio Presbiterale di Reggio Calabria denuncia atti d’intimidazione contro sacerdoti della diocesi, che susciterà enorme scalpore sulla stampa e nella Chiesa italiana.