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Venerdì 13 Novembre 2015
La Sierra Leone dichiarata "ebola free"   versione testuale

Dopo 42 giorni senza nuovi casi di contagio, sabato 7 novembre la Sierra Leone è stata dichiarata “ebola-free”, ossia libera dal virus ebola. Un momento atteso dall’intero Paese della costa occidentale dell'Africa, dove vi sono stati più di 14.000 casi di contagio e 3.955 vittime (dati OMS, 1 novembre 2015).

Era il 23 marzo 2014 quando l’OMS dichiarò ufficialmente l’inizio dell’epidemia in Guinea Conakry, poi diffusasi nei paesi confinanti Liberia e Sierra Leone, con casi limitati in Nigeria, Mali e Senegal. Il dato complessivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a novembre 2015 rileva 28.607 casi di contagio e 11.314 decessi, per la più grave epidemia di ebola mai registrata.

Dopo la Liberia, dichiarata libera dal virus il 3 settembre 2015, ora anche la Sierra Leone è finalmente fuori pericolo. Tuttavia l’epidemia non è ancora stata sconfitta del tutto. Restano casi isolati di contagio in Guinea, non lontano dal confine con la Sierra Leone e soprattutto permane l’impatto forte dell’epidemia sull’economia e sulla società che con fatica stanno tentando di risollevarsi. Gli ambiti più problematici su cui è necessario un aiuto di medio-lungo termine sono la sicurezza alimentare, la sanità,i servizi di base, lo stigma verso gli ex-malati, le attività produttive, l’assistenza e l’educazione degli oltre 16.000 orfani provocati dalla malattia.

Caritas Italiana, in collaborazione con la rete Caritas internazionale ed altri organismi ecclesiali, è stata impegnata sin dall’inizio della crisi nel sostegno ai piani di risposta della rete Caritas di Guinea Conakry, Sierra Leone e Liberia. In una seconda fase, grazie anche al contributo di 1 milione di euro della Conferenza Episcopale Italiana, è stato promosso un programma congiunto e un tavolo di coordinamento “Fratelli d’Ebola” con altre realtà ecclesiali italiane (Associazione Dokita onlus, Camilliani, CUAMM Medici con l’Africa, Fatebenefratelli-S. Giovanni di Dio, FOCSIV Volontari nel Mondo, Fondazione AVSI, Giuseppini del Murialdo, Salesiani don Bosco- Fondazione don Bosco nel mondo, Saveriani, VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) per intensificare l’appoggio agli interventi della Chiesa cattolica dei tre paesi.

I programmi hanno adottato un approccio multisettoriale, spaziando dal supporto alle strutture sanitarie locali e la sensibilizzazione, alla distribuzione di kit igienico-sanitari, al supporto psico-sociale, ad azioni per la sicurezza alimentare e l’approvvigionamento di cibo alle famiglie in quarantena, al riavvio di attività agricole e commerciali. Un’azione particolarmente rilevante è quella del supporto ai minori orfani e alle famiglie che li hanno accolti, per favorire il loro reintegro e la loro istruzione. Ad oggi sono incoraggianti i risultati raggiunti. Più di 50.000 sono i destinatari diretti degli interventi e oltre 2 milioni le persone che hanno beneficiato delle attività di sensibilizzazione. Inoltre grazie anche a questi interventi è stato possibile riaprire l’Ospedale cattolico Fatebenefratelli di Monrovia in Liberia, l’ospedale Fatebenefratelli di Lunsar in Sierra Leone, un nuovo laboratorio permanente di immunologia e serologia presso l’ospedale cattolico “Holy Spirit” di Makeni in Sierra Leone, in grado di effettuare test su ebola, ma anche su altre malattie molto comuni in Africa. Più di 1.300 famiglie direttamente e indirettamente colpite da ebola sono state sostenute nei bisogni fondamentali, con attività di supporto psico-sociale e nel riavvio delle attività produttive. In questo caso come in altri gli effetti della crisi si sentono anche molto dopo che i riflettori mediatici si sono spenti ed è dunque importante continuare a sostenere le popolazioni con aiuti volti a rimuovere le cause della crisi e rafforzare le comunità locali nella loro capacità di prevenzione e risposta. Fondamentali su questo fronte sono anche le iniziative politiche a livello internazionale di sostegno al rafforzamento dei sistemi sanitari locali la cui fragilità è la vera causa del diffondersi di Ebola, Tubercolosi, Malaria, AIDS ed altre malattie più comuni ma non meno letali in contesti impoveriti come molti dei paesi dell’Africa Sub Sahariana.